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Tre Avvolgibili… Una Credenza!

Questo mobile non era previsto, come non lo era il fatto che quel sabato mattina, mi recassi nel posto dove non dovevo andare.
Era ormai circa un anno che andavo avanti e indietro per svuotare un magazzino pieno di tutto. Apparteneva ad un anziano Restauratore di mobili antichi, che per sfortuna non ho mai conosciuto nonostante abitasse a pochi passi. Si diceva in giro, tra colleghi di lavoro, che Bernardo era uno di quelli capaci, specialmente nell’imitare le patine antiche, secondo me la cosa più difficile per un restauratore. Tuttavia anche lui se ne è volato via senza portarsi dietro proprio nulla.
Avevo preso contatto con la figlia Paola e di tanto in tanto andavo a caricare diversi di legni vecchi. Ormai avevo preso un po’ tutto quello che mi interessava, restava da sbarcare soltanto un’enorme catasta di legni ammucchiati fuori in mezzo ad un campo. Era coperta alla meglio, con pezzi di plastica, nylon, qualche tavola di castagno, vecchie porte e lamiere di ferro. Nelle nostre campagne toscane è ancora molto frequente trovare roba ammucchiata qua e là intorno alle case. Molti hanno ancora la mentalità, probabilmente ereditata, che non bisogna buttare via niente, perché un giorno potrebbe sempre servire…
Nella catasta c’era di tutto: trovature di castagno e di abete molto antiche e piene di chiodi, tavole di noce mezze tarlate, doghe di quercia e castagno che facevano parte delle botti del vino e ossi di legno di varia natura in parte buone solo per essere bruciate. Oltre a ciò c’erano nidi di api che continuavano a svolazzare arrabbiate, covi di formiche e tante lucertole che stavano a prendere il sole.
Invece a me quello che interessava vedere erano delle tavole di pioppo molto antiche, probabilmente parte del solaio di una casa colonica, ma siccome stavano sotto a tutto mi feci una bella sudata!
I tre avvolgibili verdi erano stati messi sopra a copertura per l’acqua piovana. Inizialmente li avevo messi in disparte insieme a tutto il resto, senza dare loro troppa importanza perché erano sporchi, non si vedeva neanche il loro colore e non si capiva neanche la natura del legno.
Non ricordo quanti viaggi con la macchina ho fatto quel sabato mattina per portare tutte le assi al mio laboratorio. Ricordo soltanto che ad un certo punto ho sentito la fame, quindi era circa mezzogiorno.
Nel pomeriggio sono ripartito per fare l’ultimo viaggio. Non c’era rimasto granché, ma volevo dare una mano a Paola e a suo marito Mirco, che nel frattempo ci aveva raggiunti, per smaltire tutta la plastica e le lamiere di ferro per la copertura dall’acqua. Ma quando mi sono ritrovato davanti a quei tre insignificanti avvolgibili, non ho più avuto dubbi. Ho caricato anche quelli. Avevo già in mente quello che farci….

 

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